L’amore ucciso, il libro di Norma Khouri
che prometteva di raccontare
un vero delitto d’onore
A cura di Valerio Maria Piozzo
Dalia è una giovane musulmana che vive ad Amman, in Giordania.
Si innamora di Michael, un soldato cattolico dell’esercito britannico.
Sebbene i due amanti si frequentino poco e la verginità di Dalia rimanga intatta,
la famiglia di lei scopre la relazione e reagisce con violenza.
Il padre scatena la propria furia omicida contro la figlia appena ventiseienne.
Gli basterà pagare una cauzione per questo delitto d’onore.

Norma è un’amica di Dalia, l’unica a conoscere la relazione segreta tra la giovane e Michael. L’unica a rimanere sconvolta dalla tragica fine di Dalia.
Decide così di scrivere un libro per raccontare la vera storia dell’amica e del suo amore proibito.
Nel 2003 viene dato alle stampe Forbidden Love di Norma Khouri, edito in Italia da Mondadori con il titolo di L’amore ucciso.
L’amore ucciso di Norma Khouri:
un romanzo che scuote le coscienze
L’autrice, con uno stile coinvolgente e diretto, racconta una storia intensa e drammatica ambientata in un contesto culturale, quello Giordano, complesso e spesso poco conosciuto in Occidente. Il romanzo affronta temi delicati come l’onore, la violenza sulle donne e le tradizioni che spesso opprimono le libertà individuali. La protagonista vive un amore impossibile, stroncato dalle rigide regole di una società patriarcale, che porterà alla più tragica delle conseguenze: la morte della giovane Dalia.
Norma Khouri riesce a trasmettere con efficacia l’angoscia e la disperazione di chi si trova intrappolato in un sistema che non lascia spazio alla scelta e al rispetto della persona. L’amore ucciso non è solo una storia d’amore finita in tragedia, ma un grido di denuncia contro ogni forma di violenza e discriminazione.
Qui potrebbe concludersi la recensione di L’amore ucciso che, sinteticamente, potremmo definire “un romanzo autobiografico in grado di offrire uno spaccato realistico e toccante, raccontando con coraggio una storia vera che molti vorrebbero dimenticare”.
Ma, appunto, “potrebbe concludersi”. Invece, è proprio da qui che parte l’appuntamento di oggi con Storie di libri, dal modo condizionale del verbo potere. Modo che ci accompagnerà per tutto l’articolo.
I dubbi sul Web
Mentre Forbidden Love diventava un bestseller internazionale, vendendo circa mezzo milione di copie in 16 Paesi, sul nascente web 2.0 emersero dubbi sull’autenticità del racconto di Norma Khouri.
Sui forum di tutto il mondo rimbalzavano interrogativi sul libro, e si notarono oltre 70 errori tra anacronismi, inesattezze ed esagerazioni.
La stessa autrice, nel tentativo di difendere il proprio libro, suscitò altre perplessità. Diceva di aver sempre vissuto in Giordania e di aver assistito in prima persona all’amore proibito di Dalia, ma a molti sembrò parlare in un perfetto, e sospetto, American English.
Inoltre, pare abbia promesso di donare la maggior parte del ricavato dalle vendite del libro all’Associazione nazionale giordana per le donne. Sembrerebbe, però, che l’associazione non abbia mai sentito prima della storia di Dalia. Eppure, lavorano sul campo proprio per proteggere donne come lei. E sembrerebbe – vedete come il modo condizionale ci accompagna sempre – che da Khouri abbiano ricevuto appena 100 dollari.
L’ondata di scandali
Nel luglio 2004 Malcolm Knox, del Sydney Morning Herald, scrisse degli articoli che smascherarono Khouri.
Dopo un’indagine durata 18 mesi, concluse che Khouri avrebbe inventato tutto.
Non sarebbe stata residente in Giordania dal 1973, ma avrebbe vissuto, sposata e con due figli, a Chicago fino al 2000, quando scappò via e scrisse il libro.
Nel 2007 Anna Broinowski diresse un documentario sulla vicenda di Khouri, Forbidden Lie$.
Il documentario non ha dubbi: Norma Khouri ha inventato tutto, compreso il proprio cognome che sarebbe Bagain Toliopoulos.
Ma Norma continua a difendersi strenuamente: la storia è vera, dice. Se alcuni dettagli, nomi o circostanze non sono autentici è perché ha dovuto romanzarli un po’, quel tanto che bastava per proteggere le persone innocenti coinvolte. Sostenne, quindi, che non ci fosse nulla di irregolare nel suo libro, ma che anzi fosse animata da altissimi valori.
Ma presto, sotto la lente dell’opinione pubblica finì l’autrice stessa.
Caroline Overington, una giornalista investigativa, avrebbe ottenuto informazioni riservate dalla polizia di Chicago.
Khouri sarebbe ritenuta una truffatrice coinvolta in una vasta frode assicurativa. Inoltre, Khouri sarebbe fuggita dall’FBI che stava indagando su di lei negli Stati Uniti. Suo marito John sarebbe accusato anche di avere legami con la mafia.
Autobiografia romanzata o truffa internazionale?
Chi è, allora, la vera Norma Khouri?
Testimone di un crimine o truffatrice seriale, scrittrice o attrice?
La storia che stiamo raccontando è su un romanzo autobiografico o su un giallo internazionale?
Tutte le prove raccolte negli anni e che vi abbiamo sintetizzato in questo articolo sembrerebbero non lasciare margini di dubbio.
Per noi è l’occasione per parlare di quello che potrebbe essere definito un vero e proprio genere letterario dalle origini antichissime: la falsificazione letteraria.
Tra i primi falsari letterari figura Onomacrito, che non ha di certo uno studio legale che ne difende l’immagine, quindi il modo condizionale non ci serve più.
Poeta e profeta orfico di Atene, vissuto a cavallo tra il VI e il V secolo a.C., Onomacrito inventò di sana pianta delle profezie che attribuì al poeta Museo. Un altro poeta, Laso di Ermione, scoprì l’inganno. Così Onomacrito venne bandito da Atene da Ipparco, il figlio di Pisistrato.
Onomacrito venne bandito da Atene e dalla storia; cosa ne sarà di Norma Khouri?
Se ti piace quello che facciamo, non dimenticarti di seguirci sui social. Grazie!

